Perché rileggere oggi «I baffi» di Emmanuel Carrère

A quarant’anni dall’uscita, il romanzo del celebre autore francese continua a raccontare con inquietante precisione la fragilità umana e la crisi dell’identità.
di Anna Armetta
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La trama de I baffi: quando la realtà comincia a sgretolarsi

Un uomo decide per puro divertimento di tagliare i baffi che porta da dieci anni per suscitare lo stupore di chi gli sta attorno. Nessuno, però, né la moglie né i suoi più cari amici, sembrano accorgersene; anzi, lo negano. È l’inizio di una realtà che comincia a sgretolarsi e con essa anche la salute mentale del protagonista, che si getta in una ricerca ossessiva e paranoica sulla sua vera identità.

I baffi di Emmanuel Carrere

I baffi di Emmanuel Carrère, pubblicato nel 1986 per Adelphi e tradotto da Maurizia Balmelli, è uno di quei libri che ti spiazzano fin dalle prime pagine. L’autore francese, maestro contemporaneo del non-fiction novel, parte da un’idea semplice quanto geniale: cosa può esserci di più innocuo di un gesto nato solo per gioco?

Emmanuel Carrère e il gioco inquietante dell’identità

Carrère, con la sua solita maestria, costruisce una storia che sembra un puzzle in cui risulta impossibile incastrare correttamente ogni singola tessera: ogni dettaglio è instabile, ogni certezza è destinata a dissolversi.

Come in un film di Hitchcock, la narrazione procede in crescendo. Dapprima gesti quotidiani accarezzati da una prosa familiare e confortante — la giocosa intimità con la moglie, radersi i baffi, scegliere una camicia, una cena con gli amici — rassicurano il lettore. Ma man mano che la storia procede, la realtà inizia a incrinarsi creando un corto circuito fra la scrittura e gli eventi stessi.

La paranoia come motore della narrazione

Lo stile utilizzato da Carrère riflette la crescente paranoia del protagonista. Se in un primo momento l’uomo crede di essere vittima di uno scherzo, pian piano inizia a fare ipotesi, a cercare spiegazioni logiche, a scartarle e a crearne di nuove, fino a quando il ritmo si fa più serrato e il dubbio costante lo porta a un delirio di logicità senza soluzione.

Il lettore o la lettrice rimangono irretiti da questa situazione kafkiana e vengono trascinati in una spirale di dubbi senza fine: chi è dalla parte della ragione? È lui il pazzo o c’è una congiura contro di lui? Riuscirà a dimostrare che ciò che dice è vero?

Emmanuel Carrère

Un romanzo che lascia il lettore senza appigli

Come un etologo, Carrère osserva e descrive la sua preda senza mai intervenire e senza mai offrire soluzioni o salvezza.

Il protagonista scivolerà inesorabilmente verso uno smarrimento della propria identità e, se l’unica soluzione sembra inizialmente essere la fuga, si ritroverà alla fine al punto di partenza, su una strada senza più via d’uscita, trascinando con sé il lettore.

Sebbene I baffi appartenga alla narrativa di pura finzione, vi si ritrova già lo stesso smarrimento e lo stesso sguardo clinico verso i temi della salute mentale, dell’identità e della solitudine che diventeranno il fulcro della produzione più matura di Carrère in opere come L’avversario e Yoga, edite sempre Adelphi.

Questioni a cui è difficile, se non impossibile, dare una risposta, ma che ci fanno riflettere sulla complessità della natura umana, della sua fragilità, della sua frammentarietà e, allo stesso tempo, sull’impossibilità di ridurre l’esistenza a una verità univoca e inequivocabile.

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