Iniziare a scrivere a 40 anni: è davvero troppo tardi?

Creatività e memoria: perché l’età può diventare un punto di forza nella narrazione. Molti autori e autrici hanno trovato la propria voce da adulti: esperienza, sensibilità e vissuto possono trasformarsi in storie potenti.
di Johnny Sperelli
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Molti si chiedono se iniziare a scrivere a 40 anni sia un azzardo, la verità è che il talento non ha una data di scadenza. Non si vede solo da giovane e l’età non è un fattore limitante.

Nel web si trovano diverse opinioni contrastanti, ma tutte hanno un punto in comune: scienze e arte seguono regole diverse. Da una parte ci sono costanti e certezze, dall’altra ci sono pochi principi e moltissime tecniche. Nel mondo artistico non esistono percorsi di apprendimento con tempi prestabiliti, passaggi a livello o semafori, piuttosto una lunghissima strada piena di rotonde. A qualunque età può iniziare un percorso del genere.

Perché iniziare a scrivere a 40 anni è una scelta giusta?

A guidare l’apprendimento ci sono: motivazione, curiosità, spirito d’osservazione e sensibilità. Per scrivere è fondamentale leggere e un buon lettore può iniziare a scrivere anche a 40 anni. Avere storie da raccontare e volerlo fare con la scrittura non ha a che fare l’età, bensì con la luce con cui si guarda il mondo. Voler scrivere è sia un bisogno che un desiderio di esprimersi.

Un aspetto cruciale che influenza la capacità creativa è proprio il mix tra quantità e tipo di esperienze. Qualche anno in più alle spalle è di certo un vantaggio rispetto a un giovane. Le storie sono condite di vita e i ricordi sono come benzina per il fuoco di chi scrive.

Le storie si nutrono di esperienze. Successi e fallimenti diventano ingredienti preziosi. Vittorie e sconfitte rendono i fatti narrati più veri.

La “seconda primavera” della creatività

Alcune forme d’arte, scrittura inclusa, si nutrono di esperienza, un lettore più navigato ha interiorizzato meglio i ritmi e gli stili. Una scuola di scrittura trasforma quello che si ha dentro in una struttura narrativa seducente per il lettore, dando una forma consapevole a delle competenze finora latenti. A quarant’anni avviene una fioritura consapevole, una seconda primavera in cui lo sguardo esperto e la capacità d’analisi individuano soluzioni più concrete e puntuali. La maturità porta con sé una prospettiva consapevole, capace di osservare i fatti col filtro del tempo.

Se da una parte il cervello dei giovani tende a costruire soluzioni laterali ai problemi, con qualche anno in più si concretizzano meglio risposte attagliate ai casi reali. La sensibilità per quello che accade, unita alla memoria del proprio vissuto e di quello altrui, sono alcuni degli elementi chiave per cominciare.

Scrivere fa bene (anche) ai neuroni

La scrittura permette a ciascuno di dar voce alle proprie ferite, dubbi o domande esistenziali. Frequentare una scuola per iniziare a scrivere a 40 anni, riesce a fare tutto questo in modo armonico, stimolando di più aree del cervello che nel quotidiano collaborano di meno. Essere dei creativi e scrivere storie, rende la mente di più giovane, flessibile e le fa mantenere uno sguardo curioso sul mondo.

Scrivere fa bene all’anima ma anche ai neuroni. La scienza stima che in media il cervello dei creativi sia più giovane di circa cinque/sette anni rispetto all’età biologica.

Dedicarsi alla narrazione non è solo un esercizio di stile: iniziare a scrivere a 40 anni stimola le reti neurali e né beneficiano memoria, flessibilità cognitiva e capacità comunicativa.

Non sei solo: la forza del confronto

La creatività nel tempo cambia pelle e si trasforma, da istinto esplorativo a strumento di adattamento e benessere psichico. Ci si fa del bene, perché non approfittarne?

La spiegazione è nella natura delle esperienze creative. Per costruire qualcosa di nuovo, invece di ripetere dei movimenti, servono: concentrazione, memoria, coordinazione e adattamento continuo. Un elemento da non sottovalutare, è il coinvolgimento emotivo e sociale. Le lezioni, in formula mista (aula e on line) sono il momento ideale per il confronto tra docenti e studenti di ogni età. Molte attività creative si svolgono in gruppo e richiedono una forte componente motivazionale. Questo tipo di stimolazione cognitiva espande il mondo interiore di ciascuno e fa mantenere uno sguardo attento sul panorama circostante. In questo modo, l’esperienza è più sostenibile nel tempo.

Non è mai troppo tardi: i grandi maestri

Pensare di avere talento non basta: serve una bussola per orientare gli sforzi. Comunicare bene significa, in fondo, riuscire a essere ancora più sé stessi. E la storia della letteratura dimostra che non esiste un’età giusta per trovare la propria voce. Molti autori hanno pubblicato le loro opere più importanti o raggiunto il successo dopo i quarant’anni: Andrea Camilleri intorno ai 70 anni, Charles Bukowski dopo i 50, José Saramago dopo i 60, Sveva Casati Modignani intorno ai 40 e Bram Stoker intorno ai 50.

Scrivere significa anche attraversare sé stessi

Insomma, scrivere mantiene giovani e forti sia cuore che cervello. La letteratura permette di vivere mille vite e la scrittura può diventare un modo per dare ordine a ricordi, intuizioni ed esperienze. È proprio qui che tecnica e maturità possono incontrarsi: trasformando il proprio “bagaglio di vita” in una narrazione più consapevole, solida e autentica.

Non bisogna aspettare il momento perfetto per scrivere la prima pagina. A volte basta iniziare, nel momento in cui si sente davvero il bisogno di farlo.

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