È «Rosso Istanbul» il filo che cuce la storia e i ricordi di Ferzan Özpetek

Primo romanzo del regista di origini turche: un'opera autobiografica che ha poi ispirato l'omonimo film. L'autore ripercorre con prosa evocativa il suo viaggio interiore dalla Turchia verso il successo nel cinema italiano
di Manuela Basilea
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È Istanbul la protagonista del primo romanzo di Ferzan Ozpetek, regista di origini turche che ha prodotto film come Il bagno turco, Harem Suare, Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Saturno contro, Mine vaganti. Nonostante gli innumerevoli successi cinematografici, Ozpetek ha sentito forte la necessità di avventurarsi nella narrazione di un viaggio intimo e nostalgico che ha inizio con un volo serale da Roma verso Istanbul. Ne nasce un romanzo autobiografico, pubblicato dalla Mondadori nel 2013 e che ha ispirato l’omonimo film del 2017, girato interamente a Istanbul con attori turchi, diretto da Ozpetek stesso.

L’autore nasce a Istanbul nel 1959 da una famiglia della borghesia del luogo. A vent’anni si trasferisce a Roma, grazie all’appoggio della madre e contro il parere del padre, per studiare Storia del Cinema. Diventa regista acclamato. Ma un filo rosso lo tiene sempre legato alle sue origini, a quella madre, donna un tempo elegante e bellissima e malinconica che, nel presente, ha smesso il tailleur grigio per una tuta dell’Adidas, rossa come il colore dei tramonti sul Bosforo.

Rosso Istanbul è un romanzo che non segue la narrazione classica ma è piuttosto un flusso di coscienza.

Ricordi, riflessioni, incontri e pezzi di storia della città si intrecciano in una trama che coinvolge il lettore e lo conduce fino all’ultima pagina, fino al momento del distacco in cui lo stesso difficilmente dimenticherà gli odori, le immagini, i suoni che l’autore, con la sua esperienza da regista, gli avrà impresso nella memoria.

Istanbul è sia sfondo sia protagonista dell’opera, narrata attraverso intense descrizioni sensoriali: l’odore dei tigli che in primavera stordiscono con le loro fioriture e la brezza del mare. La vista dalla finestra della sua stanza e la gondola in vetro soffiato in una delle credenze della casa che gli ricorda che il padre era partito per un viaggio a Venezia. Senza comunicare una data di ritorno.

Rosso Istanbul

Ovunque si trovi, Istanbul è sempre lì ad attenderlo, come una madre che aspetta il ritorno di suo figlio. La cartolina in bianco e nero di Istanbul, gelosamente custodita, perché usata dal padre come segnalibro, glielo ricorda. Scivolata fuori dal portafoglio sull’aereo, costituisce il filo che, a sua volta, lo collega alla storia di Anna, protagonista di una parte del romanzo che si sviluppa in parallelo al racconto autobiografico dell’autore. Anna la raccoglie, gliela porge e da quel momento si crea un intreccio di storie che si incontrano ripetutamente per le vie della città e per i percorsi del cuore e lui, Ozpetek, il “ladro di storie”, così come molti lo hanno denominato, pronto a coglierne ogni sfaccettatura.

Ferzan Özpetek

La prosa evocativa, quasi cinematografica, suggestiva; il tono intimo e malinconico e il linguaggio sensoriale sono i mezzi con cui Ozpetek accompagna il lettore che voglia farsi coinvolgere in questo viaggio intimo nel cuore pulsante di Istanbul e dentro la sua stessa anima, dentro il mistero che è l’amore: «Perché, in fondo, non esiste mai un motivo per cui ti innamori. Succede e basta. È un entrare nel mistero: bisogna superare il confine, varcare la soglia. E cercare di rimanerci, in questo mistero, il più a lungo possibile».

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