
Cosa accade quando l’amore si trasforma in mania da collezione? Il museo dell’innocenza – serie turca distribuita da febbraio 2026 su Netflix – esplora i confini fragili tra desiderio e possesso. In nove episodi diretti da Zeynep Günay, la storia dell’ossessione di Kemal per Füsun diventa il ritratto intimo di una Istanbul anni Settanta dove il sentimento si fa reliquia.
Prodotta da Ertan Kurtulan, è un dramma sentimentale che intreccia il tema dell’amore proibito con quello della memoria, interrogandosi su come il ricordo possa diventare prigione.

Kemal Besmaci (interpretato da Selahattin Paşalı), giovane appartenente a una ricca famiglia di industriali, si innamora della lontana cugina Füsun (Eylül Lize Kandemir), ragazza di umili origini. Ciò che nasce come una relazione clandestina si trasforma presto in un sentimento totalizzante. Quando lei scompare, Kemal trasforma il dolore in collezione: ogni oggetto toccato da Füsun diventa un frammento del loro passato e allo stesso tempo il simbolo della sua ossessione.
La scenografia e le ambientazioni ripercorrono i luoghi più suggestivi di Istanbul, arricchendo lo sguardo dello spettatore anche con gli arredi interni, curati nei dettagli per poter riprodurre l’atmosfera della borghesia istambuliota negli anni Settanta.

La regia purtroppo tende a soffocare la voce del personaggio di Füsun: più osservata che raccontata, la donna resta imprigionata nello sguardo maschile. L’ossessione di Kemal, pur disturbante, è rappresentata con una malinconia quasi poetica che rischia di attenuarne la violenza. Un’esperienza intensa e claustrofobica, che invita a riflettere su quanto, nell’amore, il desiderio di possedere l’altro possa tradursi in perdita di sé.
Gli appassionati della serie televisiva potranno ritrovare l’atmosfera nel museo ideato e allestito, nel cuore del quartiere antico di Çukurcuma, da Oran Pamuk. Ogni visitatore potrà diventare, come Kemal, testimone della fragilità del ricordo