
A Basilea, in Svizzera, è possibile visitare il Museo di Jean Tinguely, artista svizzero noto in tutto il mondo perché unico e innovativo.
Visto dall’esterno il Museo di Tinguely pare un’altra delle macchine di Tinguely. Un rosso blocco di mattoni rettangolare con uno squarcio sghembo che lo attraversa, un sorriso di finestre che s’affaccia sull’acqua del Reno.
All’interno, il Museo di Tinguely si costituisce di grandi ambienti colorati, dotati di caldo parquet, che ospitano le opere dello scultore svizzero. Cosa si può vedere?

La ragione di una visita a questo museo è semplice: divertirsi e condividere un significato profondo. Tinguely aveva una sua filosofia intorno alle “macchine inutili”.
La sua produzione irresponsabile, realizzata con assemblaggi di oggetti trovati e performanti nel tempo e nello spazio, attira l’attenzione per i cacofonici suoni e movimenti inattesi, apre riflessioni sulla possibilità giocosa di rigenerazione dei materiali di scarto. Come scrive Tinguely: «La macchina è innanzitutto lo strumento che mi consente di essere poetico. Se la rispetti, se ti metti in gioco con la macchina, allora forse puoi davvero dare vita a una macchina gioiosa – e con gioiosa intendo libera».
Le macchine di Tinguely, liberate dalla loro funzione “industriale” e “costretta dalla logica di mercato” sono finalmente libere di fare rumore. Di essere quello che vogliono. La loro inutilità in ambito consumistico non può renderle “invisibili”. Una importante lezione di vita da proiettare sul “mondo dei vivi”.
